Esercito e musei: attualità e prospettive future dei musei di Forza Armata

La necessità di rivitalizzare e ammodernare i musei dell’Esercito ed al tempo stesso conservare il loro compito di memoria storica della F.A. ha avviato in ambito ASSOARMA (Consiglio Nazionale Permanente delle Associazioni d’Arma) un intenso dibattito che ha coinvolto tutte le Associazioni d’Arma molto sensibili alla custodia delle tradizioni ed al ricordo dei nostri caduti.

Allo scopo di partecipare a questo dibattito, che sta subendo notevoli accelerazioni, anticipiamo un articolo di un nostro lettore, che sarà pubblicato sulla prossima edizione della rivista sociale L’Elmo di Minerva.

 

ESERCITO E MUSEI:ATTUALITÀ E PROSPETTIVE FUTURE DEI MUSEI DI FORZA ARMATA

Emiliano Ciaralli

 

ASSOCIAZIONI D’ARMA E MUSEI

“Intervenire con priorità per [...]l’esaltazione e la difesa dei valori delle tradizioni delle Forze Armate e la divulgazione della conoscenza dei loro compiti e impegni; il rafforzamento dei naturali legami fra Paese e Forze Armate; il Culto della memoria dei Caduti in nome dell’Italia.

Concorrere alla crescita morale e civile del Paese; [...]”

Così recita lo statuto di ASSOARMA[1], al punto tre (finalità).

Al contempo, il sito internet dell’Esercito Italiano, in merito alle funzioni delle Associazioni combattentistiche e d’Arma riporta:

 “Promuovono attività culturali, tecniche, assistenziali e propagandistiche, attraverso convegni, raduni, manifestazioni [...]”.

In relazione a tali obiettivi appare evidente che una collaborazione fra Associazioni d’Arma e musei militari, seppur non imprescindibile, è quantomeno vantaggiosa, per il perseguimento di obiettivi comuni e la creazione di sinergie. Non è sfuggita questa relazione a molti rappresentanti di tali organizzazioni che, alla notizia del mandato affidato alla società Difesa Servizi S.p.A.[2], hanno avuto reazioni diverse, ma comunque non indifferenti alla vicenda. L’impressione è che tale iniziativa non stia riscuotendo il consenso sperato, soprattutto per il timore che gli enti in questione possano essere trasformati in meri strumenti economici, a discapito delle altre funzioni. È noto l’impegno del Presidente di ASSOARMA per attirare l’attenzione del Ministro della Difesa, Onorevole Lorenzo Guerini e della Presidente della Commissione Difesa del Senato, Senatrice Roberta Pinotti su tale questione. Oggettivamente, senza azzardare giudizi a priori sull’esternalizzazione ed evitando qualsiasi preconcetto, possiamo comunque affermare che allo stato attuale non sembrano esserci aziende interessate[3]. È difficile affermare con certezza quale aspetto renda poco appetibile questa licitazione per gli investitori privati: se la natura stessa dei nostri musei, il contenuto del testo ed i vincoli richiesti, la stima del margine di guadagno o un eccessivo investimento iniziale a fronte della durata della concessione. Razionalmente, ci sentiamo di ipotizzare che, considerate le ingenti somme necessarie per gli adeguamenti infrastrutturali o gli allestimenti interni, il rapporto fra il margine di profitto e capitale da investire stia rappresentando un ostacolo sufficiente a scoraggiare gli operatori del settore.

 

I MUSEI SONO OGGI UN BUON INVESTIMENTO?

Fatta eccezione per realtà di rilevante fama ed interesse[4], il mantenimento di un museo di dimensioni medio-piccole, non può essere giustificato dal mero profitto economico generato dalla bigliettazione.

I musei militari, se ben gestiti, secondo i principi della moderna museologia e museotecnica, possono certamente rendersi autosufficienti ed eventualmente generare anche utili, ma il rapporto fra investimenti e rendita evidentemente non è abbastanza appetibile per un privato che può generare profitti simili in altri settori, con minor impiego di capitale e rischi inferiori. Esaminandoli invece in un’ottica sistemica e non solo economica, i musei rappresentano un bene preziosissimo per l’Esercito, come strumenti moltiplicatori di forze per concorrere al perseguimento degli obiettivi di Forza Armata. Un museo moderno, che attiri pubblico e sappia affascinare i visitatori di ogni fascia di età[5], non è solo un simbolo di prestigio per il soggetto che ne detiene i diritti[6], ma è soprattutto un importante strumento di comunicazione al pari di molti altri (internet, social media, organi di stampa, iniziative pubblicitarie...).

Il Museo dell’Automobile di Torino è stato interessato negli ultimi tre anni da importanti investimenti finalizzati ad un suo completo rifacimento; il ruolo della città e della Nazione intera nella storia dell’automobilismo sono ormai rappresentati dall’esistenza del museo piuttosto che dalle fabbriche, invero ormai praticamente assenti; esso celebra il prestigio delle aziende italiane del settore e fornisce loro un tipo di pubblicità non veicolabile attraverso altri canali.

Ciò vale anche nel contesto militare: ogni volta che accoglie una scolaresca, il museo sta preparando oggi il bacino di reclutamento di domani. Sale allestite secondo criteri moderni, didattiche interattive, percorsi accattivanti, personale in numero sufficiente a consentire orari di apertura adeguati e magari visite guidate danno l’immagine di un’organizzazione efficiente ed al passo coi tempi. Diversamente, strutture obsolete, orari di apertura da ufficio pubblico e sale deserte comunicano alla società incapacità di assolvere il compito assegnato a tale istituzione. L’efficacia dello strumento è poi ampliata in caso di apertura di eventuali bookshop[7], come avviene ormai in ogni ente museale moderno.

Un’indagine dello Stato Maggiore dell’Esercito ha rivelato che il comparto museale conta in media 160.000 visitatori l’anno[8], per lo più anziani e studenti, categorie che rispecchiano rispettivamente il target dei potenziali acquirenti di prodotti editoriali dell’Esercito ed il bacino di reclutamento di F.A.[9] Questi numeri sono inoltre destinati a crescere nel caso di un ampliamento degli orari di apertura, di una maggior offerta di mostre ed eventi e di una adeguata pubblicizzazione di tali enti[10]. Essi rappresentano dunque un’irrinunciabile vetrina per il pubblico ed un’interfaccia del mondo militare con la società.

 

GIUDIZI E PREGIUDIZI

Il settore museale del nostro Paese è stato per molti anni ritenuto pregiudizievolmente un settore infruttuoso ed improduttivo. I musei sono ancora oggi considerati da qualcuno “istituzioni polverose, immobili nel tempo, difficilmente accessibili a causa di orari improponibili, magazzini in cui vengono conservati e mostrati al pubblico, senza grazia e senza gioia, oggetti d’arte e cimeli storici” e duole dover riconoscere che, in alcuni casi, tale impietosa descrizione corrisponde a verità.[11]

Questa affermazione di Maria Laura Tomea Gavazzoli riassume una triste caratteristica che accomuna ancor oggi gran parte del comparto culturale italiano: la presunta convinzione di una sua inutilità ed infruttuosità è tanto obsoleta, quanto radicata nel tempo: già nel 1949 l’Enciclopedia Treccani, alla voce “museo”, citando una frase del 1934 di Parpagliolo[12] affermava: “Le sole necessità di cui sia stato finora tenuto conto sono che un museo debba rispondere alla funzione di conservare gli oggetti esposti e di presentarli in condizioni tali di luce e spazio da facilitarne l’esame: concetti questi due, invero essenziali, ma del tutto insufficienti”.

Il comparto museale di Forza Armata non fa eccezione ed al pari di molti altri esempi in Italia non sempre è stato sfruttato al meglio. Di certo non sono mancate le iniziative personali utili a dimostrarne le potenzialità: molti direttori di musei militari hanno dato prova di saper attrarre il pubblico, ospitare eventi, creare occasioni di autofinanziamento, fornire nuove prospettive culturali e gestire questi enti con spirito imprenditoriale. Negli ultimi tre anni, grazie al clima favorevole venutosi a creare in F.A., è stato possibile procedere ad importanti lavori infrastrutturali e di allestimento grazie soprattutto a fenomeni come il volontariato, l’associazionismo, il mecenatismo, fondamentali anche per la cura, il restauro e il mantenimento dei cimeli. Le iniziative personali e la passione non sono però sufficienti a mantenere competitivo un ente, senza l’interessamento dell’Istituzione. La principale criticità al momento sembra essere l’assenza di un’organizzazione di settore: un sistema ben collaudato ed applicato all’interno dell’Esercito, consiste nell’avere:

- un organo che, nell’ambito della propria branca, definisca la policy[13] di F.A.,

- un comando intermedio che traduca gli obiettivi in provvedimenti specifici[14],

- gli organi esecutivi[15] per l’assolvimento della missione.

Negli anni il comparto museale di F.A. è stato frammentato a causa di successive modifiche che hanno interessato la linea gerarchica del singolo ente, apportate non in maniera tipologica, ma facendo prevalere gli interessi particolari su quelli comuni. Il risultato è che oggi esso è caotico, privo di unicità di comando e in contrasto con qualsiasi principio di efficacia ed efficienza[16].

 

Analogamente, gli organici di ciascun singolo museo, in passato oggetto di tagli che ne hanno ridotto la capacità di portare a termine i compiti istituzionali (primo fra tutti i servizi al pubblico), necessitano di una revisione nel rispetto delle direttive nazionali ed internazionali di settore. A tal fine la F.A. potrebbe valutare di utilizzare alcune delle posizioni organiche del personale civile che attualmente sono in fase di riorganizzazione.

 

CICLO DI INVOLUZIONE E DI EVOLUZIONE

L’intero panorama museale italiano è soggetto da alcuni anni ad una forte spinta evolutiva per colmare il gap con le medesime realtà estere[17] ed il comparto museale di Forza Armata deve cogliere l’occasione, senza reiterare gli errori del passato, per non rischiare di rimanere tagliato fuori. La vita degli enti museali è infatti governata, come ogni altra attività umana da relazioni causa-effetto che possono generare circoli viziosi o virtuosi secondo lo schema in figura n. 1, ben noto ad addetti ed operatori del settore. 

 

MUSEO DA ACCESSORIO A STRUMENTO

L’innesco di un circolo virtuoso dovrebbe partire da una riorganizzazione interna alla F.A. che le consenta di guidare i propri enti museali attraverso il percorso già intrapreso con il supporto del MiC, e finalizzato al raggiungimento degli standard minimi qualitativi previsti per i musei italiani.

Una moderna gestione del comparto museale quale si confà a luoghi di cultura aperti al pubblico ed appetibili e consentirebbe ai singoli musei di assolvere la missione ad essi più congeniale: essere uno strumento della F.A. ed un moltiplicatore di forze, creando una sinergia fra cultura, editoria, marketing, propaganda, reclutamento, attraverso l’apertura di bookshop destinati alla vendita di prodotti editoriali, calendari, gadget e la distribuzione di volantini, depliant e brochures unita alla presenza di strumenti digitali  riportanti informazioni sul reclutamento o dedicati alla comunicazione istituzionale, ma anche attraverso altri servizi come concessioni di riproduzione a scopo commerciale, bookshop, aree ristoro, spazi di rappresentanza per attività istituzionali e non, luoghi di ricerca e studio per collaborazioni con enti universitari e scientifici, sale per conferenze, e più in generale concessione di spazi specificatamente dedicati per iniziative esterne. Il contributo che le associazioni possono dare ai musei, anche “a costo zero” è notevole e variegato: articoli ad essi dedicati da pubblicare, offerta di personale per consentire il presidio dei locali ed alcuni servizi al pubblico durante gli orari di apertura, organizzazione di eventi culturali  mondani all’interno delle sedi dei musei, supporto per l’apertura e la gestione dei bookshop, inventariazione, catalogazione e studio dei fondi di archivio dei musei, realizzazione dei testi didascalici o narrativi per l’allestimento di sale e vetrine, cura e manutenzione delle aree aperte...

Considerando infine che i musei sono anche luoghi indicati per ospitare le attività e gli eventi delle associazioni e che fra il loro pubblico rappresenta un interessante bacino di reclutamento per queste ultime, possiamo concludere che la sinergia fra musei ed Associazioni d’Arma potrà essere la strada vincente per dare nuova linfa ad entrambe le realtà.


 

[1] Il Consiglio Nazionale Permanente delle Associazioni d’Arma.

[2] Società per azioni di cui è unico titolare il Ministero.

[3] Pare che per tale ragione si sia reso necessario prorogare il bando fino al 15 settembre 2021.

[4] Intesi come musei di fama nazionale o internazionale, capaci da soli di accogliere centinaia di migliaia di visite l’anno.

[5] Quale che ne siano il background, gli interessi ed il livello culturale, mediante un percorso narrativo variegato.

[6] La Forza Armata, ma anche il Ministero della Difesa, nel caso specifico.

[7] Tali bookshop creerebbero fra l’altro una sinergia per la vendita di gadget a marchio “Esercito” e prodotti editoriali, quali Rivista Militare, Calendesercito, libri editi dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito.

[8] Dati desunti da un’indagine effettuata dalla competente sezione dell’Ufficio Storico prima dell’emergenza sanitaria in corso.

[9] inclusi gli allievi delle le scuole militari.

[10] Quest’ultima, in un contesto sinergico potrebbe avvenire anzitutto tramite il sito dell’Esercito, i canali social, le pagine di Rivista Militare ed ogni altro strumento di comunicazione di F.A., virtualmente “a costo zero”.

[11] Maria Laura Tomea Gavazzoli - Manuale di museologia - ed. Rizzoli ETAS

[12] Luigi Parpagliolo, scrittore e giurista calabrese, membro della Direzione per le Antichità e Belle Arti dal 1900 agli anni ’40-’50, della quale fu anche direttore, lavorò alla stesura del Codice delle antichità e belle arti (1913-1932).

[13] Di solito Reparti o Uffici Generali dello Stato Maggiore dell’Esercito; nel caso specifico tale compito è assolto dall’Ufficio Generale Promozione, Pubblicistica e Storia, tramite la sezione “mostre, musei e cimeli” dell’Ufficio Storico.

[14] Questo livello rappresenta attualmente una criticità

[15] Nel nostro caso le Direzioni dei singoli musei.

[16] Tre musei sotto COMFOP NORD, tre sotto COMFOP SUD, tre sotto COMTA, due sotto COMFOTER SUPPORTI, due sotto Comando della Capitale ed il solo punto di incontro di questo “albero” risulta essere il capo della F.A.; da un punto di vista gerarchico, quattro di essi sono alle dirette dipendenze di alti comandi, due sono alle dipendenze di comandi intermedi, quattro dipendono da Comandi Brigata ed uno è addirittura dipendente da un centro addestrativo che a sua volta dipende da un comando brigata, con una tale incoerenza che i due “musei nazionali”, quelli di rango più elevato da un punto di vista giuridico, si trovano alla massima distanza lungo la scala gerarchica essendo uno alle dipendenze di un vertice d’area e l’altro sottoposto ad un comando territoriale sulla stessa linea di comando; quattro di essi sono retti da enti appartenenti all’area territoriale, uno all’area di formazione ed i restanti all’area operativa; l’ISCAG, ed il Museo storico della Motorizzazione Militare si trovano sotto i rispettivi “comandi d’Arma”, i musei di Artiglieria, della Cavalleria e della Fanteria, non lo sono; non vi è neppure una motivazione geografica, dal momento che dei cinque musei presenti su Roma, solo uno risulta essere nell’albero gerarchico del Comando della Capitale, che però annovera alle sue dipendenze un museo dislocato in Toscana.

 

[17] Vedasi a tal proposito le recenti norme e direttive introdotte nel settore, dall’emanazione del c.d. “Codice Urbani”, alla realizzazione del Sistema Museale Nazionale, fino alla definizione dei Livelli uniformi di qualità per i musei. 

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